Un nuovo approccio: Gestalt Play Therapy

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A settembre 2015 aprirà, presso le strutture del gruppo B.I.G. Bimbi in Gioco, un CENTRO PER LA PROMOZIONE DEL BENESSERE DEL BAMBINO E DELLA FAMIGLIA, gestito dalle coordinatrici psicopedagogiche, Dott.ssa Chiara Degli Esposti e Dott.ssa Ornella Cavalluzzi, centrato sull’ approccio della Gestalt Play Therapy.

La Dott.ssa Chiara Degli Esposti e la Dott.ssa Ornella Cavalluzzi, psicoterapeute, sono specializzate in Gestalt Play Therapy, e vantano una formazione internazionale con  docenti della “Violet Solomon Oaklander Foundation”, Dott.ssa Lynn Stadler e Dott. ssa Karen Fried e della sezione zerododici dell’Istituto Gestalt Trieste, Dott. Paolo Baiocchi e  Dott. Giandomenico Bagatin.

In questo articolo ci raccontano e spiegano questo approccio innovativo ed intenso.

La Gestalt Play Therapy, modello di eccellenza nella psicoterapia infantile, è stata ideata dalla Dott.ssa Violet Oaklander.

Il suo modello risulta essere un nuovo ed efficace approccio ai problemi psicologici dei bambini e degli adolescenti e si caratterizza per la delicatezza con cui il terapeuta entra nel mondo del bambino e della sua famiglia.

images (3)Dietro un mal di pancia, un mal di testa, un disturbo psicosomatico, un cattivo rapporto con il cibo, un disturbo del sonno, la difficoltà di apprendimento, l’aggressività e le ansie, la timidezza eccessiva e l’isolamento, si possono  nascondere delle richieste di aiuto, che, se non comprese, a volte possono compromettere in modo significativo il benessere e la qualità di vita del bambino e della famiglia.

Con la Play Therapy il bambino è accompagnato “con dolcezza” in un percorso di contatto e rinforzo del Sé, in cui trova spazio l’espressione, e quindi l’integrazione,  dei suoi vissuti di angoscia, di rabbia, di dolore, di insicurezza e ansia. Attraverso tecniche quali il disegno, la pittura, la manipolazione dell’argilla, la creazione di scenari nella sabbiera, l’uso di marionette, etc. il bambino viene accompagnato in un lavoro sull’ espressione emotiva che migliora la sua capacità di essere presente nelle relazioni, sviluppa una maggiore consapevolezza di sé e permette la costruzione di un sé supportivo.

Il modello Oaklander è un modello non analitico, centrato sul restituire ai bambini (nei limiti delle loro possibilità) scelta e responsabilità, piuttosto che dire loro, indirettamente, chi e come dovrebbero essere. Nel modello Oaklander diventa fondamentale stabilire una buona relazione terapeutica con il bambino, che, in concreto, vuol dire presentarsi davanti a lui in senso egualitario, come esseri umani di pari dignità.  Il fatto che il terapeuta abbia più anni, più studi e più potere non fa di lui un adulto più autorevole che  si impone con “il tuo problema è…” e che, attraverso interpretazioni calate dall’ alto, stabilisce come dovrebbe comportarsi il bambino e perché. Si tratta, per usare le parole della stessa Oaklander, di onorare il bambino e la sua famiglia nei loro sforzi per gestire le difficoltà della vita al meglio delle loro possibilità.

 

L’approccio della Oaklander è un modello di dialogo in cui ciò che conta è stare con le fantasie, i sogni, i movimenti, i desideri, il linguaggio dei bambini, per capire il significato dei loro problemi. Le “resistenze” o “difese” hanno un significato salvifico e sono concepite come un atto creativo che tende a perseverare il Sè e la relazione. Una volta capite nella loro intenzionalità, esse svaniscono lasciando spazio alla spontanea espansione dell’esperienza del bambino.

Questa visione delle resistenze e difficoltà del bambino implica un capovolgimento della prospettiva sull’ adattamento sociale. Il comportamento “diverso dal normale” non viene infatti visto come una reazione che va “ sostituita” con un comportamento più adatto ma è  un atto creativo, un tentativo di risolvere una situazione difficile.

Il terapeuta in accordo con il bambino, coinvolge la famiglia dando valore e significato alle difficoltà del bambino.

Poter parlare liberamente di ciò che accade , permette al sistema di RIORGANIZZARSI.

 


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