B.I.G e il Dipartimento di Scienze dell’ Educazione “G. M. Bertin”

Siamo orgogliosi e onorati di potervi comunicare l’inizio della collaborazione tra B.I.G e il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, nella figura del Dott. Nicola Cuomo.
Come avevamo preannunciato precedentemente, grazie al nostro educatore Alessandro Mele, la nostra collaborazione con il Professor Nicola Cuomo, del Dipartimento di Scienze dell’ Educazione “G. M. Bertin”,  inizia a trovare la sua concretezza attraverso il progetto di tirocinio per l’integrazione di persone speciali nel mondo lavorativo.
Il venerdì e il sabato infatti, due ragazzi, Marco e Michele,  svolgono presso le nostre strutture un tirocinio in qualità di ausiliario l’uno e assistente alla cura degli animali, della fattoria e dell’orto scolastico l’altro.

Siamo felici di poter iniziare questa importante esperienza di integrazione, di cui riconosciamo il valore per la nostra equipe educativa, per i bambini e i genitori.

Qui di seguito riportiamo le parole scritte direttamente dal Professore Cuomo, che ringraziamo vivamente, per presentare a voi tutti questa collaborazione.

Tirocinio Lavorativo – una occasione per lo sviluppo cognitivo ed affettivo in età adulta.

CARATTERISTICHE  GENERALI DEL PROGETTO DI FORMAZIONE

Il progetto di formazione/lavoro per alcuni ragazzi con deficit  prevede la realizzazione di un percorso di formazione da realizzarsi all’ interno di contesti lavorativi.

La Struttura B.I.G. Bimbi in Gioco propone una dimensione di alta qualità e  presenta contesti, situazioni, atmosfere relazionali, finalità di intenti affini alle metodologie dell’Emozione di Conoscere ed il Desiderio di Esistere.

Per tali affinità si sono iniziati primi approcci di collaborazione che hanno come intenti quelli di giungere a realizzare sinergie per una cooperazione scientifica tra la Struttura B.I.G. Bimbi in Gioco e l’Insegnamento di Pedagogia Speciale di responsabilità mia e del mio staff  – Università di Bologna sul piano della ricerca-formazione-azione.

Una Cooperazione che auspica e prevede un confronto dinamico e permanente tra gli Operatori di Bimbi in Gioco, con la loro Professionalità immessi in un flusso avente le rigorose caratteristiche del Sistema di ricerca-formazione-azione, e con la trentennale esperienza circa lo sviluppo ed il potenziamento delle diverse intelligenze.

L’organizzazione della Scuola – ed in particolare della struttura B.I.G.  – per la sua dinamicità e complessità, risulta un contesto idoneo per acquisire molteplici competenze trasversali per un tirocinio che vuol provocare potenziamento cognitivo ed affettivo anche in età adulta di persone con deficit,  spendibili successivamente in tanti altri contesti lavorativi, opportunità per maturare  scaltrezza e competenze sul piano organizzativo, relazionale e linguistico.

OBIETTIVI GENERALI DEL PROGETTO

Fornire un’ esperienza, in un ambiente dinamico ed accogliente, che proponga la possibilità di far maturare cognitivamente ed emozionalmente nella relazione.

Potenziare il desiderio di partecipare e contribuire attivamente al lavoro, il senso di responsabilità e l’azione intenzionale

Sviluppare la capacità di verificare il risultato delle proprie azioni rispetto ad un obiettivo. 

Potenziamento della capacità di attenzione, di osservazione e di memoria

Imparare ad imparare: ricercare soluzioni nell’ambito del saper chiedere, a chi chiedere, quando, cosa e in che modo

Imparare a risolvere i problemi

Imparare a  fronteggiare gli imprevisti

Acquisire la capacità di trasferire le competenze acquisite in un settore ad altri dell’esperienza lavorativa e personale.

Acquisizione e potenziamento di competenze relazionali (sapersi relazionare con i colleghi e gli altri).

Imparare ad essere adeguati alle situazioni e alle richieste

Imparare a rispettare le regole del contesto lavorativo

Strumenti e metodi: mediazione , tutoraggio con l’impiego di strumenti mediatori e strategie facilitanti gli apprendimenti.

PROGETTO “AMICO”  CON L’ATTENZIONE A INTEGRARE IN UN SISTEMA LE COMPETENZE E GLI APPRENDIMENTI PROPOSTI NEL PERCORSO DI FORMAZIONE/LAVORO CON LE AREE DELLE AUTONOMIE E DELLA SOCIALIZZAZIONE:

Autonomie, Socializzazioni e Apprendimenti valutano l’efficacia DEL PERCORSO FORMATIVO relativamente al loro gradiente di implicazione ed integrazione reciproca, per cui: ogni autonomia deve produrre competenze in relazione alla socializzazione e agli apprendimenti; la socializzazione competenze negli ambiti delle autonomie e degli apprendimenti; gli apprendimenti competenze negli ambiti della socializzazione e delle autonomie.

cfr.:https://www.youtube.com/watch?v=fc12SB31meg

ESPERIENZA LAVORATIVA (una esperienza lavorativa possibile), 

Si pone in evidenza che quando si parla di lavoro si deve pensare a ruoli possibili per le persone con deficit o relativamente al lavoro complessivo o a porzioni di lavoro possibili per loro in quanto il loro inserimento lavorativo va progettato, in relazione alle reali competenze, in modo che non produca i rischi di una ennesima sconfitta.

Il lavoro, per i ragazzi con deficit, significa finalmente entrare in un contesto fuori dalla famiglia con una organizzazione a cui bisogna adattarsi (prima di adattarsi conoscere per poterlo fare adeguatamente), vivere un’ esperienza relazionale con delle regole e condizioni reali, essere in un contesto dove i referenti non sono né i genitori, né i parenti, né gli amici.

Bisogna ipotizzare il loro itinerario formativo in modo che la persona possa entrare nel futuro contesto formativo-lavorativo con un progetto. La persona va inizialmente accompagnato da un Operatore definito “amico” il quale, intervenendo secondo il modello empatico-relazionale, fungerà da Mediatore e da facilitatore sia nella relazione che nell’apprendere le mansioni occorrenti nel lavoro. Un mediatore per orientare il ragazzo anche a comprendere quelle abitudini relazionali che per un estraneo al contesto lavorativo possono non essere facilmente comprese. L’Operatore “amico” dovrà anche mediare nel far comprendere, informando e facendo notare modalità relazionali adeguate al ragazzo ed ai  compagni di lavoro, le modalità migliori per relazionarsi con lui.

Il primo periodo di inserimento è molto delicato e necessita di progettazione e di attenzioni molto particolari. Nella nostra esperienza – nelle esperienze positive – vi sono stati diversi sopraluoghi pre-inserimento per comprendere i climi relazionali, le atmosfere, i ritmi lavorativi,… per capire quali competenze occorrono per svolgere una mansione, se sono possibili più mansioni, …Per riflettere sul contesto lavorativo al fine di non far sentire il senso di estraneità, come mettere in grado la persona con bisogni speciali di non subire una grave sconfitta.

L’opera di tutoraggio e supervisione da parte del team dell’Università di Bologna è finalizzato, sin da subito, a mettere in grado l’Operatore-“amico” di conoscere le modalità di svolgimento del lavoro, degli eventi che possono emergere nel contesto,…di capire l’organizzazione lavorativa, per pattuire ciò che è possibile e ciò che è difficile per la persona con bisogni speciali, per studiare la situazione, per informare i compagni di lavoro,… Nella collaborazione con gli operatori di B.I.G. la collaborazione rislta fondamentale in quanto questi dovranno fornire all’operatore “amico” particolari sull’organizzazione e sullemodalità relazionali le quali decideranno della riuscita dell’inserimento lavorativo.

In precedenza qundi all’inserimento formativo, risulta fondamentale un più o meno lungo sopraluogo che dovrà essere un vero e proprio lavorare senza la persona da inserire, un periodo di osservazione per calibrare il progetto di esperienza-lavoro (non da meno per apparire esperto alla persona con bisogni speciali in modo da essere un “amico” di cui ci si può fidare per i suoi consigli).

Il contesto

I contesti per i ragazzi con deficit sono estremamente importanti come le modalità relazionali e le atmosfere che caratterizzano un determinato ambiente.

Il contesto lavorativo deve poter proporre un ambiente e mansioni adeguate alle problematiche dei ragazzi. Pertanto inizialmente il loro ruolo e responsabilità dovranno essere di aiuto, di “assistente” all’”amico”  per poter vedere nei comportamenti dell’Operatore-“amico”, dal suo comportamento, non dalle parole e spiegazioni ma dalle azioni: un far vedere-esperire cosa fare, come e quando.

Il ragazzo che dovrà svolgere il percorso di tirocinio lavorativo inizialmente dovrà, per così dire, “porgere i ferri”, dovrà imparare a specchio, imitando  e dalle confidenze che l’”amico” gli  farà per apparire competente, per fare bella figura.

“Sai Marco il primo impatto è quello che conta, se fai bella figura all’inizio poi … io sono stato prima di te in questa situazione e ti insegnerò tutti  i trucchi per fare bella figura e per riuscire bene,…guarda me, guarda come faccio io  e non ti preoccupare” questa dovrà essere la relazione che l’”amico” dovrà saper creare.

I ruoli e le responsabilità che si dovranno attribuire al ragazzo nel primo impatto con il luogo di  lavoro dovranno far parte strutturalmente già delle sue competenze che saranno orientate dall’”amico” per far bella figura (si dovranno provocare transfer di competenze).

Il periodo di sopraluogo che l’”amico” Operatore andrà a svolgere prima dell’inserimento lavorativo dovrà individuare mansioni ed attività che il ragazzo sa e può eseguire. Tali mansioni dovranno essere organizzate in modo da determinare responsabilità lavorative possibili per lui (quando si saranno creati quei legami affettivi con il contesto, con gli altri, si dovrà passare a far evolvere e maturare le competenze del tirocinante).

E’ importante che anche se le mansioni che il ragazzo svolge sono di una estrema semplicità, queste devono essere riconosciute dai colleghi di lavoro quali utili (il ragazzo con la sua sensibilità, sicuramente si accorgerebbe se gli si affida un lavoro inutile che vivrebbe come mortificante e quindi provocatore di uno stato di non apprezzamento della sua presenza).

Mansioni quindi utili, attive e, nello stesso tempo, possibili ed organizzate in relazione alle sue abilità e competenze.

Il contesto lavorativo e la compresenza del “amico”, dovrà proporre modalità attente  a valorizzare il ragazzo in particolare nei primi giorni per poterlo accompagnare serenamente e con disponibilità  verso l’apprendere il cosa, il quando e il come fare.

L’Operatore “amico” dovrà accompagnare il ragazzo a percepire il  contesto lavorativo complessivamente dinamico e piacevole anche se faticoso.

Se dovessi ipotizzare un contesto lavorativo adeguato per i ragazzi con deficit la struttura B.I.G. proprio per la sua organizzazione articolata e complessa alla ricerca di una qualità relazionale e la creazione di atmosfere finalizzate al benessere dei bambini che la frequentano, risulta un contesto e una situazioni lavorativa dove il fare è esplicito, visibile, dove il proprio ruolo e mansioni si possono comprendere tramite le azioni, i gesti, anche con poche parole chiaramente. Un contesto e mansioni che  presentano  chiaro  cosa si dovrà fare, cosa fanno gli altri, cosa richiedono gli altri da te.

Un contesto in cui si è sempre attivi ed attraverso il guardare, l’agire si impara ad essere adeguati alle situazioni ed alle richieste.

Il personale che lavora a B.I.G. è impegnato a realizzare un clima sereno, allegro, di benessere, non solo attraverso le parole ma attraverso le azioni, le relazioni, il creare atmosfere e situazioni piacevoli per i bambini, quelle situazioni che ritroviamo nei principi e orientamenti delle metodologie dell’emozione di conoscere e desdierio di esistere.

L’esperienza di tirocinio lavorativo che i ragazzi svolgeranno presso B.I.G, non è detto che sia l’unica possibilità, né il lavoro che  i ragazzi  nel futuro dovranno svolgere, ma il contesto B.I.G. è una vera e proprua occasione adeguata per fornire ai  ragazzi un’ esperienza, in un ambiente dinamico ed accogliente, che propone loro la possibilità di maturarsi cognitivamente ed emozionalmente nella relazione.


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