Pony Games

Da quest’ anno, nelle nostre scuole B.I.G., abbiamo inserito la possibilità di far partecipare i bambini al corso “Pone games”. Il corso si è tenuto, con cadenza settimanale,  in entrambe le nostre fattorie didattiche, ricordiamo quella a “Quelli dell’Albero azzurro” e la nuova presso il corpo centrale delle strutture.

Volevamo infatti dare l’ opportunità di avere un contatto più diretto e approfondito con gli animali, che potesse far vivere la fattoria in una dimensione relazionale ed esperienziale oltre che osservativa o contestuale.

_MG_9719webIl corso è stato tenuto da Nicole Sciurpi, Riccardo Monti e da Roxana Amiri.

Incontro Nicole e Roxana, Riccardo è partito, dopo diversi giorni di corteggiamento… sono molto impegnate nelle varie scuole!

Ci ritroviamo all’ ora di pranzo in un’ aula silenziosa e luminosa. Le ragazze, hanno 19 anni, sono meravigliose. Sorridendo, mi chiedono se sarà un interrogatorio… con giudizio! Certo, rispondo, a promuovervi i bambini.

  • A: Che cosa è il PONY GAMES?
  • R : E’ un ramo dell’equitazione: l’ equitazione di solito è da intendersi riferita al cavallo, quello che conosciamo, a quello grande, ma volendo trasmettere questa passione anche ai bambini è nata la domanda di come poterlo fare, considerando la stazza di un esemplare adulto. La domanda ha trovato risposta nel pony, dove, con questa parola, sono definiti i cavalli sotto i 150 cm di altezza.

 

  • A: Perché Games, quindi propriamente giochi con il pony?
  • R: Portare l’equitazione ai bambini con la modalità con cui normalmente la si approccia, non è funzionale perchè molto seria e didattica, sistematica. Il pony games vuole portare alla conoscenza e alla competenza, non in maniera diretta ma attraverso il gioco, giocando. Il gioco permette infatti di attivare maggiore coinvolgimento, una partecipazione immediata, che in nome di un divertimento, di una sfida o di una vittoria, permette anche il superamento o l’ alleggerimento di paure o resistenze. Quindi l’ imparare a stare a cavallo e la sua gestione sono abilità che si sviluppano inconsciamente, sullo sfondo, mentre l’attenzione del bambino si sposta sulla voglia di giocare.

 

  • A: In che senso si gioca con il pony?
  • R: Il pony games è pensato come uno sport di squadra. Noi lavoriamo con gruppi di 4-5 bambini ciascuno, ciò significa che, essendo in due, abbiamo otto bambini per due pony. Quello che a noi interessa è di far vivere il senso del gioco di squadra non per competizione ma per esperienza. L’idea di essere in una squadra, che noi cambiamo ad ogni incontro, permette al bambino, sull’ esempio degli altri e sulla voglia di “farcela”, di attivare con maggior impegno e leggerezza risorse e abilità. E poi davvero facciamo dei giochi, giochi con il pony, ma ribadiamo che, a dispetto del pony games vero e proprio che punta molto sull’ aspetto competitivo dettato dalle tempistiche e dal miglior tempo, noi “usiamo” la squadra come contenimento, come forza organizzativa migliore, non per vincere ma per “farcela”.

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  • A: Ora però non saprei come immaginarmi questi giochi…
  • R: Intanto i giochi arrivano solo successivamente ad un primo periodo di conoscenza e rapporto di fiducia con il pony, un periodo dove vogliamo che passi l’idea della cura, del rispetto, della relazione. Sai i bambini sono abituati alle cose, ai giocattoli, mentre un animale richiede responsabilità, anche solo sapere cosa può o non può mangiare, cosa gli fa piacere e cosa lo spaventa, capire il suo linguaggio…però per darti qualche idea… beh c’è lo slalom, per cui i bambini , attivando i comandi base, seguono la disposizione dei birilli. Oppure ci sono le bandiere, ovvero i bambini, mentre montano, staccano la mano e toccano i paletti con un altezza di 120 cm, distribuiti in maniera parallela al loro percorso. Le pietre invece sono anche più complicate e mirano a una maggior coordinazione: il bambino scende, porta il pony a mano, salta sulle pietre a piedi pari, per poi rimontare nel minor tempo possibile.

 

  • A: Mi sembrano esperienze complesse! Se immagino questi piccolini faccio quasi fatica a pensarli così.. quindi, per aiutarmi a capire, come si svolge un incontro tipo?
  • R: I bimbi vengono portati a prendere il pony nel paddock, nel recinto, per poi accompagnarlo nel campo dove si lavora. Prima di montare, si occupano della pulizia, del prendersi cura dell’ animale,  tempo per noi fondamentale perché si possa sviluppare una relazione di fiducia. Il cavallo è infatti per natura una preda, quindi ha paura, si ritrae, ha bisogno, lui come i bambini del resto, di un tempo per capire cosa accade, chi ha di fronte e se potersi fidare.

Questo dicevamo avviene attraverso il prendersi cura, l’accudimento.

I bambini utilizzano vari tipi di spazzole:

  • Striglia
  • brusca
  • Nettapiedi
  • Pettini per la criniera

A seguire c’è il sellaggio, ovvero l’utilizzo delle attrezzature che servono per montare: sottosella, sottopancia, sella, testiera.

Un bimbo sale e un bimbo guida il cavallo dall’ attaccatura della redine. Anche qui c’è un importante dimensione dell’affidarsi. Il bambino che sta cavalcando ha il compito di impegnarsi a montare e di sentire il cavallo, il suo essere sopra, e può farlo affidandosi al compagno –guida, che ha la responsabilità della direzione, della strada e dell’andatura. Ovvio, sotto sorveglianza.

 

A chi sta montando proponiamo, ancora prima di prendere le redini, esercizi di equilibrio e di posizione in base ai movimenti del cavallo, per affinare l’ascolto e l’empatia. Il bambino impara ad assecondare i movimenti del pony in armonia senza rimanere rigido, senza costringersi in una postura impalata e sospesa.

Poi, redini in mano, arrivano i comandi base: girare a destra e a sinistra, partire e fermarsi… per approdare a  esperienze più complesse che chiamano in causa varie abilità..

Dissellano, levano i FINIMENTI, _MG_9740webl’ insieme di tutti gli attrezzi, e premiano per il lavoro il loro pony! Con zollette, carote, biscotti… perché non è un giocattolo, non è meccanica, è un essere vivente, che va rispettato, ringraziato, protetto, custodito…  e premiato per la fiducia e la collaborazione! anche perché, essendo animali oramai addomesticati sono completamente dipendenti da noi.

 

  • A: Nicole, visto che sei stata tu ad aprire questa porta all’ interno delle scuole, cosa mi puoi dire del tuo incontro con il cavallo?
  • R: Quando papà per la fattoria didattica prese Sabine, il piccolo pony dell’ Albero azzurro, io avevo dieci anni, otto anni fa. Da lì ho iniziato a montare e non ho mai smesso e tutt’oggi non smetto. E’ il mio ambiente. E’ uno sport all’ aperto, all’ aria, con tutto quello che comporta, dove si instaura un vero rapporto con l’animale, è una relazione che richiede responsabilità e cura. Io mi diverto, mi rilasso, sto proprio bene.

 

  • A: Ma i bambini non hanno paura?
  • R: Bhe si, all’ inizio poi… ci sono quelli più lanciati e quelli più spaventati… doversi fidare di un animale così grande… essere nelle mani dell’animale e della sua imprevedibilità… Forse è proprio la loro incoscienza che li rende bravi in questo. I bambini sono tutti molto rispettosi, non mi è mai capitato di incontrare nessuno di irriverente o in atteggiamento di sfida/provocazione verso il cavallo. Non so se è perché il cavallo che incute timore, che li intimorisce perché è imponente, ma sono stati tutto molto bravi. Per me ormai un cavallo è come un cane o un gatto… negli anni si affina la capacità di ascoltarsi e capirsi e i bambini questo l’hanno già capito!

 

  • A: Avete assistito durante questo anno a degli “incontri speciali”?
  • R: Per alcuni è stato interessante vedere come sin dall’inizio fossero nel loro mondo, sia a terra sia in piedi. Sono pochi i casi in cui i bambini avevano paura … sono stati risolti direttamente dall’incontro con il pony.

 

  • A: Vi hanno fatto delle richieste particolari?
  • R: Mh…..Montare senza sella! Noi glielo lasciamo fare perché è molto utile. I movimenti del cavallo si accentuano, si sentono meglio, è più facile sintonizzarsi con lui, e il movimento bilaterale della camminata del cavallo si raccorda con quello che il nostro bacino fa quando camminiamo.

E’ anche vero che siamo noi le prime a far loro richieste strane!!

  • A: Tipo?
  • R: Montare al contrario, dando le spalle alla direzione, con noi che guidiamo il pony
  • A: Ma è bellissimo! Chissà come saranni orgogliosi…
  • R: Oppure a sacco di patate sul cavallo.. completamente abbandonati… che belli che sono!!

Dopo la fiducia viene tutto il resto… già è abbastanza complicato come sport, se poi uno ci si avvicina con la rigidità tutto viene compromesso…

 

  • A: Voi lavorate con bambini da 3 a 5 anni: che differenze avete letto?
  • R: Con i piccoli lavoriamo molto di più sull’ equilibrio e la concentrazione, è importante alzare la soglia dell’attenzione, sia a terra, sia in piedi, imparare a stare in questo ambiente, IMG_2617webconoscere le regole e le abitudini, quindi non strillare, non correre, non  passare dietro al cavallo… Con i grandi c’è più facilità di cura e concentrazione ma hanno più timore di fidarsi ciecamente del cavallo, forse ne percepiscono maggiormente l’imponenza.  E’ curioso perché i bambini di tre anni, che essendo piccoli avvertono maggiormente l’imponenza del cavallo,  hanno un approccio molto più semplice e fiducioso rispetto ai grandi, probabilmente percepiscono meno il pericolo. Il lavoro si tara comunque e sempre sul bambino, nel rispetto dell’età, delle sue capacità,  e dei tempi di sviluppo. Certo noi li responsabilizziamo! O almeno  ci proviamo (ridono).  A loro piace avere un compito e sentirsi responsabili di e per qualcosa, li fa sentire importanti e li aiuta a mantenere la concentrazione. In più crediamo che questo li aiuti ad essere più autosufficienti e ad autogestirsi, a controllarsi, anche in altri spazi della loro vita.

 

  • A: Tre parole di testa per pony games…? Le ragazze vanno in crisi..
  • R: Squadra gioco pony
  • A: Potete fare di più?
  • R: (ridendo) squadra sicuramente… fiducia… rispetto, e squadra, sì

 

  • A: Tre parole di cuore?
  • R: Emozione… e poi è gratificante… dici Roxana in una ricorsa alla parola… Si può dire che… ne vale la pena!!!
  • A: direi che ci lasciamo sull’onda di questo NE VALE LA PENA!!

Grazie ragazze, al prossimo anno!

 


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