Racconti di musica attiva

A chiusura di questo anno e dopo i saggi delle scuole d’ infanzia “Così per gioco” e “Quelli dell’albero azzurro” rappresentativi del percorso musicale Orff-shulwerk e della progettazione integrata con le classi, intervistiamo Nicola Pangia, il nostro educatore.

  • B. Quando è iniziata la tua collaborazione con B.I.G.?
  • N. Questo è il terzo anno. Ho iniziato nel 2012 con il progetto sperimentale in apertura della scuola d’infanzia “Così per gioco” che vedeva la musica, il teatro e lo yoga come parti integrate del progetto pedagogico. La scuola ha colto immediatamente lo spessore di questo metodo e l’anno successivo è partito il progetto di educazione musicale 0 -6 per la scuola “Così per gioco” che vede dialogare gli albi illustrati, che sono tra gli strumenti principali in uso nella scuola, e la musica.
  • B. Quante classi avevi questo anno?
  • N. Cinque classi, in media dai 18 ai 25 bambini. Lavorando sia nella scuola d’infanzia Così per gioco, sia a Quelli dell’albero azzurro. Gli insegnanti erano presenti, sia perché, avendo un intervento di un’ora la settimana, è essenziale che ci sia il loro punto di riferimento, sia perché ci possa essere poi continuità con il lavoro svolto in classe.
  • B. Nicola, ci puoi riassumere cosa è il metodo Orff –Shulwerk?
  • N. E’ un approccio olistico alla musica che prevede l’integrazione di varie competenze: espressività vocale, movimento (direttamente correlato alla danza), lo strumento voce, lo strumento corpo, e in seconda istanza lo strumentario ritmico melodico tipo le piastre intonate…IMG_3074

        E’ un approccio intriso di relazione, la motivazione nasce dalla relazione  ed è per questo che è una pedagogia musicale attiva, perché l’attore è sempre coinvolto su tutti i livelli ed è il punto di partenza.

  • B. Come ci sei arrivato?
  • N. Attraverso … beh cercavo una risposta, alla mia esigenza di … io lavoravo già con i bambini, ero un performer musico teatrale… volevo tradurre in maniera organizzata la mia esigenza di fare didattica con i bambini, attraverso parametri più chiari… Orff mi ha aiutato a definire un apprendimento… e la sua sequenza…conoscenza pratica e teorica.
  • B. Quest’anno quali sono state le tue linee di lavoro?
  • N. Nella prima fase con i più piccoli ho lavorato con “GUIZZINO”, la storia di Leo Lionni, già cavallo di battaglia in queste scuole, sui parametri del movimento, usando il pretesto narrativo senza scendere particolarmente su un piano emozionale. Il movimento sul piano spaziale che si declina in lento – flusso – veloce –  piano, nella capacità di estensione del corpo da un punto centrale. Ci spostiamo poi da un lavoro centrato sul singolo, sull’ io, all’interazione nel gruppo, sempre da un punto di vista spaziale.  Per giungere infine all’ organizzazione del gruppo nello spazio.

PEZZETTINO è la seconda storia, sempre di Leo Lionni, a cui siamo approdati. Se la prima parte era esplorativa questa è strutturante. La gestione dello spazio, il gruppo per intero e le sue forme, il lento e il veloce, la lateralizzazione dei bambini, la ritmica ovvero i pattern ritmici, e il trasferimento della pulsazione sul corpo, ma anche la propriocezione in modo che gli accenti ritmici siano percepiti da tutto il corpo. Shaping, capacità di trasformare il proprio corpo dandogli una nuova forma, come  concettualizzazione di un pensiero astratto. Discriminazione consapevole dello stimolo ritmico per poi trasferire queste competenze in una coreografia danzata.

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Per i grandi invece ho scelto il testo “UN AMICO TUTTO PER ME”, edito da crealibri: storia di un’ amicizia. Forte all’inizio il lavoro sulla ritmica, centrato sulla canzone e la sua traduzione in disegno, segno  grafico, rappresentazione iconica che concentra il bambino all’ascolto del piano testuale. Con gli strumenti abbiamo giocato per scoprire i parametri fondamentali della musica suonata. Quindi acceso, spento, piano, forte e la dinamica del suonare, i colpi singoli e le piccole frasi ritmiche, utilizzando la vocalità, seguendo un processo tipico dell’Orff che è voce – corpo –  strumento.

Approdare alla dimensione orchestrata con  i bambini sempre più autonomi.IMG_3075

TEODORA E IL DRAGHETTO è stata la seconda storia dedicata ai grandi: storia sulla disabilità, sul non essere capaci di fare qualcosa che i propri pari sanno fare, e che non poteva che succedere a quella dell’amicizia e del consolidamento del gruppo. Draghetto ha un problema: non sa sputare il fuoco. Per questo va dalla Strega Teodora, strega pasticciona… Draghetto comincerà a sputare un’ aranciata che da il buonumore…. Riconfermandosi diverso ma per questo anche unico con la sua aranciata scalda cuore. Per questa storia ho lavorato sul corpo narrante, sulla mimica, sul suono…. Un lavoro trasversale sulla prescrittura come gestione dello spazio. Qui ho inserito  le body percussion che hanno portato a una sincronizzazione, ad un ascolto collettivo, per viaggiare insieme come unico suono. Dapprima accompagnando le body percussion con la voce, per rinforzare e strutturare il sentire, lasciando poi  la sola percussione del corpo quando il bambino ha acquisito pulsazione e accenti.

Abbiamo anche giocato molto sulla tonalità, sulla vocalità… suonando con la voce le note della scala in uso nel brano, i bambini hanno restituito creativamente degli elementi pertinenti con la scala in uso.

  • B. Le magie accadute? Il Bello che porti con te?
  • N. Sorprendente la lateralizzazione dei bambini più piccoli nel gioco con il telo, con il paracadute, per concretizzare il personaggio “quello che corre”, di Pezzettino, perchè alla mia prima richiesta di girare tutti in un senso, alzando una mano, hanno avuto la risposta più pertinente a IMG_3077livello coreutico, motorio. Con quelli più grandi c’era una espressione ritmica del corpo molto forte e competente, questo in bambini già esposti alla musica e all’espressione con il corpo negli anni precedenti che si sono rivelati padroni dello spazio e della loro dimensione corporea.

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