Documentare le esperienze educative al nido e alla scuola d’infanzia

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Da diversi anni cerchiamo, come gruppo, di trovare il modo più efficace di documentare la vita a scuola dei nostri bambini e le esperienze educative che si svolgono all’interno dei nostri servizi; ci interroghiamo su cosa documentare, come farlo, con quale finalità.
Dal 2009, anno di apertura delle nostre strutture, abbiamo studiato tanto intorno a questo tema.

Quei genitori che ci conoscono da tempo si saranno accorti che ogni anno la nostra documentazione, attraverso poster nelle bacheche comuni e diari di fine anno, è andata via via trasformandosi.
Eppure, ci rendiamo conto di non essere ancora arrivati a documentare in modo chiaro e coerente il nostro modo di fare pedagogia, la nostra filosofia.
Se come  èquipe ci accorgiamo di  avere una identità sempre più chiara e forte, siamo consapevoli che questa non traspare ancora dalla documentazione che produciamo.
IMG_0053_FotorDeterminante ai fini della nostra ricerca intorno a questo tema, è stato l’incontro con Mariella Cattaruzza, persona colta, sensibile e di grande esperienza, che ci ha accolto e sostenuto in questo viaggio attraverso alcuni incontri di formazione presso il Centro di documentazione del dipartimento di Roma.

Nel corso di questi incontri è stato possibile riflettere, confrontarsi e mettere in atto esperienze e idee, in modo da analizzare nel dettaglio il tema della documentazione e della sua importante valenza ai fini della crescita professionale come èquipe. Documentare è infatti un modo per pensare, un modo per riflettere e far nascere il confronto e lo scambio tra colleghi.
Questo è un aspetto centrale del nostro lavoro. L’enorme importanza della documentazione nasce proprio da qui: non è infatti possibile riflettere sulla propria esperienza pedagogica, quindi fare teoria, quindi acquisire competenza professionale, se questa non è documentata. La documentazione si rivela una ricchezza, una risorsa nel ricostruire la vita delle nostre scuole, l’evoluzione delle pratiche educative, l’adeguamento a nuovi bisogni.  Documentare è in quest’ottica costruire una memoria, la memoria dei nostri servizi e della loro evoluzione pedagogica, ed è alla base di qualsiasi progetto di ricerca.

Siamo convinti che questi incontri presso il Centro di documentazione di Roma rappresentino un punto di partenza, per la nostra èquipe, verso un percorso di consapevolezza del nostro fare pedagogico come insegnanti ed educatori. È peraltro evidente che la produzione di documentazione si configura come processo di costruzione del sapere sia individuale che di gruppo e favorisce il superamento del punto di vista individuale per favorire la creazione di un pensiero pedagogico comune.

Ma entriamo più nello specifico di ciò che abbiamo messo a fuoco negli incontri di formazione.

A chi è destinata la documentazione?
Il nostro gruppo in questi anni si era principalmente focalizzato sui genitori come unici destinatari. Oggi scopriamo che la documentazione può essere destinata a diversi interlocutori, a cominciare dai bambini e dalle loro famiglie per finire con gli insegnanti e gli altri tecnici dei servizi territoriali. Rispetto a queste ultime figure, lo scopo è quello descritto fino ad ora, ovvero riflettere e rimandare l’identità come servizio educativo.

Per quanto riguarda i bambini, la documentazione delle esperienze consente di ripercorrere il processo di apprendimento e di utilizzare la documentazione come sostegno per la  memoria.
Da quest’anno vedrete quindi nelle nostre scuole delle pareti dedicate ai bambini, con strisce e poster alla loro altezza, caratterizzate da foto che descrivono un processo e senza didascalie (in quanto i bambini non sanno leggere). La documentazione destinata ai genitori invece occuperà uno spazio differente, sarà posta in alto  e sarà costituita da foto e da didascalie che spiegano le immagini. Nei poster verranno documentate delle sequenze di azioni dei bambini con lo scopo di sottolineare il processo dell’esperienza educativa. Ci siamo resi conto che negli anni passati ciò che ci premeva,  era mettere nei poster le fotografie di  tutti i bambini che facevano quell’azione. Abbiamo riflettuto a lungo sul perché di questa scelta e ci siamo accorti che eravamo mossi dalla preoccupazione di “dover dimostrare” alle famiglie ciò che facevamo durante il giorno, perdendo di vista il senso della documentazione stessa. Il messaggio che si vuol dare alla documentazione deve riflettere il valore delle esperienze educative proposte dal gruppo di educatrici in sezione. Se non ritraiamo tutti i bambini è perché lo scopo della documentazione è raccontare una esperienza della sezione, non far vedere i bambini.

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Altro interrogativo che abbiamo messo a fuoco negli incontri di formazione è relativo a cosa documentare, quale messaggio vogliamo mandare. Quest’anno un aspetto importante della nostra progettazione è relativo alla qualità degli spazi. Il progetto pedagogico dei nidi  approfondirà questo argomento, mettendo in evidenza come va organizzato per favorire lo sviluppo di competenze, quali l’autonomia. Perché proprio gli spazi? Perché da un’attenta osservazione iniziale è emerso che le potenzialità organizzative della nostra scuola non erano pienamente sfruttate, al nido come alla scuola d’infanzia.

Abbiamo lavorato e stiamo lavorando all’unisono per rivoluzionare l’organizzazione delle sezioni, modificando e destinando gli arredi esistenti a nuovi usi, ideando e costruendo, preparando materiali e quello che abbiamo osservato sul comportamento dei bambini  è sorprendente. I bambini hanno risposto immediatamente, mostrandosi da subito più autonomi e competenti, e  facendoci riflettere sul nostro fare come educatori e insegnanti. I bambini sono competenti dalla nascita, bisogna solo dargli l’occasione per poterlo tirar fuori. Attraverso il lavoro di documentazione degli spazi e della loro riorganizzazione ( a partire dall’osservazione stessa dei bambini) ci piacerebbe portare questa riflessione ai nostri genitori, per trasmettere loro dei valori importanti del nostro pensiero pedagogico e del nostro modo di lavorare sulle competenze dei bambini.


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