Gli scacchi a scuola

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Il gioco degli scacchi è conosciuto in tutto il mondo.
Nell’immaginario collettivo, é una pratica riservata agli adulti dalle menti più elevate.
Com’è possibile, allora, che un bambino si sieda davanti alla scacchiera e inizi a muovere pezzi e pedoni?
In realtà questo gioco coinvolge molti aspetti dello sviluppo: cognitivo, affettivo,creativo e relazionale.

In quasi tutte le scuole europee gli scacchi sono una materia curricolare.
Il 15 marzo 2012 si è espresso in merito anche il Parlamento Europeo con la Dichiarazione 50/2011 sul programma “Scacchi a scuola nei sistemi d’istruzione dell’Unione Europea” (clicca qui per il testo completo), firmata dalla maggioranza dei parlamentari. Sono stati riconosciuti ai massimi livelli i benefici che gli scacchi possono portare nelle scuole di ogni ordine e grado.

Incontro Alessandro Pompa per alcune domande sul tema.

Alessandro Pompa maestro di scacchi presso la Scuola Primaria Senza Zaino “Leo Lionni”
Segretario dell’ASD “Quattro Torri”, Campione Italiano “Under 20” nel 1982, maestro ad honorem della Federazione Scacchistica Italiana e della Lega Scacchi UISP, è stato il il più giovane Segretario Nazionale della Lega Scacchi UISP (1987-1991).
Dal 1998 al 2005, è stato responsabile della Commissione Formativa Nazionale della Lega Scacchi organizzando Corsi Nazionali di Formazione riconosciuti ufficialmente dal MIUR.

E’ docente di ruolo di scuola dell’infanzia dal 1994.
Inventore della scacchiera da pavimento e della psicomotricità scacchistica, metodo rivoluzionario all’uso educativo e ri-educativo del gioco degli scacchi, in particolare coi bambini piccoli, che sta avendo successo in tutto il mondo.
Autore del libro “I bambini e gli scacchi” edito da Armando, Roma, 2005 (scritto in collaborazione con Filomena Morrone, Dott. Roberto Miletto (neuropsichiatra infantile) e la D.ssa Maria Rosa Fucci, psicologa dell’età evolutiva)

Di prossima uscita “I piccoli e gli scacchi” dedicato ai bimbi dai due anni e mezzo di età (Alpes, Roma).
Da che età i bambini possono avvicinarsi a questo gioco?
Fin dai 3 anni, adattandolo alla loro età con metodologie adeguate e rispettosi dei loro tempi di attenzione e di attesa.
Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato come i bambini e ragazzi che imparano e praticano il gioco degli Scacchi e/o gli Sport della Mente (Dame, Go, Othello…) ottengono in genere migliori risultati scolastici.

Quali dimensioni cognitive, emotive del bambino coinvolge il gioco degli scacchi?
Gli Scacchi sono uno “sport della mente” senza tempo e per tutte le età, che rende possibile una gamma infinita di attività educative e ri-educative.
Per un docente, un genitore, un professionista delle relazioni, insegnare a pensare, giocando, prima di muovere sono davvero cose per cui vale la pena di vivere!
L’attività legata al gioco che più ci interessa è rivolta ai bambini e ai ragazzi, con particolare riguardo a:

• dispersione scolastica;

• bullismo;

• motivazione all’impegno scolastico;

• continuità educativa e didattica tra i vari ordini di scuola;

• alunni diversamente abili (in particolare B.E.S., D.S.A., disturbi dell’attenzione, ecc.)

I centri di interesse educativo sono rielaborati e adattati al contesto, in base alle indicazioni e alle priorità di ogni Istituzione Scolastica.
Attraverso il gioco, si sviluppano in modo esponenziale:
– capacità di concentrazione;
– rispetto delle regole;
– rispetto per gli altri (“L’avversario è l’amico che mi fa crescere”);
– motivazione all’impegno mentale, all’autocontrollo, alla capacità di calcolo tattico e di pianificazione strategica, di affrontare e gestire le situazioni (con esportazione delle competenze acquisite dal “microcosmo” della scacchiera al “macrocosmo” sociale);
– collegamenti interdisciplinari (o connessioni di intercampo, per la scuola dell’infanzia);
– connessioni di area (per la Scuola Primaria) e di intercampo (per la Scuola dell’Infanzia).
Bisogna mirare alla valorizzazione interdisciplinare dei contenuti educativi, culturali, associativi e sportivi del gioco degli Scacchi in tutti gli ordini di scuola, anche tramite un’adeguaTA formazione dei docenti.

Come può esprimersi il bambino attraverso questo gioco?
I bimbi si esprimono col corpo e la mente, giocando ad “acchiapparella” (Acchiappa-RE) e a “nascondino”. E’ la vera “tattica” del gioco, quando davvero esercitano il tatto, il loro senso fondamentale nella primissima infanzia: si “toccano” e si “acchiappano”, passando dalla fase agita sulla grande scacchiera pavimentale di stoffa a quella simbolica rappresentata dalla scacchiera “da grandi”. Si immergono perdutamente nel gioco e nel campo da gioco (sotto e sopra, avanti e dietro, poi a destra e a sinistra…), innamorandosi dei tanti giochi ed animazioni possibili sulla scacchiera e impersonandosi nelle favolose ed affascinanti figure (pezzi) del “Re dei Giochi”: il Cavallo, la Torre, l’Alfiere, il Pedone, il Re, la Regina…
E’ questa la grande “magia degli Scacchi”, che li fa adatti per tutti e al tempo stesso li rende un’ arte, una scienza e, soprattutto, un imprescindibile, eccezionale “sport della mente”, da affiancare ad ogni attività fisica per un’educazione che voglia essere davvero completa e armoniosa nel coltivare e sviluppare l’eterno rapporto tra il corpo e la psiche.

 

Quali sono le funzioni pedagogico/educative degli scacchi?
Il gioco degli Scacchi può essere praticato da ogni persona diversamente abile ed anche da chi ha difficoltà fisiche: rappresenta, in tal senso, un eccezionale strumento di crescita, ri-educazione e socializzazione, ideale per curricoli speciali (“PER UNA SCUOLA AMICA” – Curricoli speciali per potenziare la mente – Alpes Italia, Roma, 2010). Con la psicomotricità scacchistica, sono nati CURRICOLI SPECIALI per bambini con B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali), D.S.A. (Disturbi Specifici di Apprendimento), disturbi dell’attenzione, problemi di concentrazione. L’attenzione particolare per i più piccoli, l’integrazione è una nobile peculiarità del nostro Paese e gli Scacchi possono solo favorire la realizzazione di traguardi formativi così basilari e importanti per i più piccoli, fondamentali per l’identità e l’autonomia e propedeutici ad ogni vera competenza. Proprio per questo a scuola l’insegnamento degli Scacchi, diffuso all’estero da molti anni, è oggi finalmente in via di espansione anche in Italia.
Come si svolge una lezione di Scacchi a scuola?
Nel modo più pratico e divertente possibile, e cioè:
– privilegiando il gioco e l’apprendimento dal vivo;
– favorendo l’interazione e gli scambi nel gruppo-classe, la riflessione, l’autovalutazione;
– organizzando partite sempre stimolanti, per gruppi di livello, con compagni possibilmente sempre diversi;
– creando dagli Scacchi infiniti possibili giochi eterodossi;
– collegando gli Scacchi agli altri magnifici Sport della Mente come il Go, le Dame e l’Othello;
– utilizzando ad ogni età, con tutti i bambini, un linguaggio divertente e creativo, tale da coinvolgere ed emozionare facendo amare il gioco e chi lo propone, ed anche tutto ciò che ad esso viene collegato.
Giocare, dunque: coerentemente, anche con le parole.
Sorprendere ed affascinare continuamente i più piccoli è il segreto che, con loro, può davvero rendere tutto un… gioco, che entusiasma, diverte e fa crescere: sempre.
Evviva gli Scacchi!

 

Claudia Longo per Gruppo B.I.G.

 

Studi ed articoli sugli Scacchi

Riferimenti bibliografici e fronti di ricerca:

Alessandro POMPA, Roberto MILETTO,
Maria Rosa FUCCI, Filomena MORRONE:
“ I BAMBINI E GLI SCACCHI “
Armando, Roma, 2005

Roberto MILETTO, Alessandro POMPA (a cura di) :
“GIOCARE A SCACCHI CON LA MENTE”
Atti del Convegno
Pomezia 2009

Roberto MILETTO (a cura di):
“PER UNA SCUOLA AMICA”
CURRICOLI SPECIALI
PER POTENZIARE LA MENTE
capitoli 14 e 15:
“PRIMA DI MUOVERE… PENSA!” e “GIOCARE A SCACCHI CON LA MENTE”,
a cura di Alessandro POMPA, Roberto MILETTO,
Maria Rosa FUCCI e del gruppo UODNPI Pomezia
Alpes Italia, Roma, 2010

Giuseppe Sgrò (a cura di):
“A SCUOLA CON I RE”
Alpes Italia, Roma, 2012

“Gli scacchi aiutano gli studenti più deboli” (di Alexander Wild)
Pubblicato sul sito “Scacchi 012” il 2 Dicembre 2007
Sembra che gli scacchi aiutino i cosiddetti scolari deboli, favorendone un migliore sviluppo mentale. Uno studio dell’Università di Trier (Treviri, in italiano), ha rilevato che i bambini che giocano a scacchi durante le scuole elementari migliorano in varie capacità mentali. Sigrun-Heide Filipp, professoressa di psico-pedagogia e psicologia dello sviluppo dei bambini presso l’università di Trier, ha diretto il primo studio in tal senso in Germania. In virtù dei risultati positivi per i bambini che ha riscontrato nella sua ricerca, la professoressa Filipp sta cercando di convincere le scuole ad introdurre gli scacchi come materia scolastica. Jörg Schmilewski, della Suddeutsche Zeitung, ha intervistato la professoressa Filipp.
Jörg Schmilewski, SuddeutscheZeitung (da qui in avanti solo SZ): Molti scolari hanno dei deficit nella concentrazione e nel modo di parlare. Gli insegnanti dicono che aggressività e iperattività stanno aumentando in modo preoccupante. Come possono gli scacchi dare un aiuto in questo senso?
Filipp: Gli scacchi aiutano a pilotare la concentrazione e a dirigere l’attenzione, a focalizzare. La conclusione che gli scacchi abbassino il livello di aggressività è sopravvalutata; gli scacchi non sono il palliativo per tutti i mali della nostra società o contro errori politici riguardo all’istruzione. “Gli scacchi aiutano a pilotare la concentrazione e a dirigere l’attenzione, a focalizzare.”
SZ: Nello studio ha comparato due classi. Una di queste aveva rinunciato ad un’ora di matematica per imparare a giocare a scacchi. Quali effetti aveva sullo sviluppo dei bambini?
Filipp: Gli effetti si notano soprattutto nel campo dell’attenzione visuale, della concentrazione e nel pensare per immagini.
SZ: Sembra che migliorino la capacità di percezione e concentrazione soprattutto nei primi due anni e in particolare negli scolari deboli.
Filipp: Sì, i ragazzi con un rendimento scolastico difficoltoso arrivano a scuola, per una causa o per l’altra, già svantaggiati. Per loro è molto utile confrontarsi con gli scacchi. Il maggior profitto si nota nelle prime e seconde classi, un po’ meno nelle terze e quarte. Questo non vuol dire che le capacità mentali non siano più modificabili.
SZ: Lei ha dimostrato un aumento intellettivo nel secondo anno. Come lo misura?
Filipp: Con test standardizzati che la psicologia mette a disposizione in gran numero. Abbiamo analizzato se gli scolari sono in grado di creare analogie e giungere ad una conclusione a partire da materiale visivo che viene loro proposto. Il miglior rendimento chiaramente evidenziato dallo studio dimostra che le lezioni di scacchi catturano l’attenzione dei ragazzi e comportano un salto nello sviluppo.
“Il miglior rendimento chiaramente evidenziato dallo studio dimostra che le lezioni di scacchi catturano l’attenzione dei ragazzi e comportano un salto nello sviluppo.”
SZ: Nelle classi tre e quattro lo studio dimostra un aumento nella disponibilità a rendere di più nei ragazzi e un aumento nell’integrazione sociale. Quanto sono sicuri questi risultati? Non potrebbero risultare da altri fattori esterni?
Filipp: Si, questo è il problema. Si dovrebbero eliminare tutti gli altri fattori esterni che coinvolgono i ragazzi, per chiarire esattamente la differenza fra le due scuole. Ma è probabile che, gli scacchi e tutto quello che è mosso nel ragazzo dagli scacchi, si rifletta nell’autostima, nel sentirsi a proprio agio e nell’integrazione sociale nella scuola.
SZ: Uno studio della “New York City Public Schools” ha raggiunto il risultato che le lezioni di scacchi, oltre a migliorare la competenza matematica migliori anche la competenza di scrittura e l’uso della lingua.
Filipp: Non conosco lo studio ma in un test a livello regionale nelle quarte classi i ragazzi di Trier osservati hanno dimostrato di essere significativamente sopra la media regionale nelle capacità linguistiche come leggere, scrivere e uso del linguaggio parlato.
SZ: Lei promuove l’idea di inserire gli scacchi come materia scolastica?
Filipp: Sì, perché gli scacchi costringono i ragazzi a concentrarsi e contemporaneamente li gratificano. Danno ai ragazzi la sensazione di poter vincere e perdere. Aspetti utili nella vita. Inoltre gli scacchi creano processi di pensiero anticipatore (capacità di prefigurare azioni future) affinando la percezione visiva e il pensiero strategico: cosa fa l’altro? cosa devo poi fare io? Questi processi possono solo far bene a ragazzo e in nessun caso possono far male.

In Germania fin dalle elementari si insegnano le mosse di Re e Pedoni. Gli insegnanti: “Rendono la mente più sveglia e aiutano la socializzazione”
Bimbi più bravi con la lezione di scacchi
Dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

BERLINO – Meglio imparare a giocare a scacchi che spremersi il cervello su astratte formule della matematica, meglio diventare bravi a dare scacco al re o alla regina che non sapere di due più due o simili. Lo dicono, sempre più numerosi, insegnanti, presidi di scuola e pedagoghi tedeschi. E il gioco degli scacchi, come nuovo trend didattico, si diffonde sempre più nelle scuole elementari. Aiuta i bambini a far di conto, sviluppa la loro logica matematica, ma non solo: è una delle migliori ginnastiche possibili per il cervello, e al tempo stesso è utile ad affrontare altri due problemi tipici dei primi anni di scuola. La lezione di gioco di scacchi aiuta i bimbi più timidi o taciturni ad aprirsi ed entrare nel gruppo, ed è utilissima per favorire l’integrazione degli scolari di origine straniera, numerosissimi visto che oltre otto milioni di residenti nella Repubblica federale sono immigrati o figli di immigrati.

L’austera, ma attentissima edizione domenicale della “Frankfurter Allgemeine” ha dedicato ieri un ampio servizio al tema. Uno degli istituti dove gli scacchi sono diventati materia d’insegnamento è la Grundschule (scuola elementare) della Genslerstrasse di Barmbek, quartiere periferico della ricca Amburgo. Da due anni a titolo esperimentale c’è nel programma un’ora di scacchi alla settimana. Gli insegnanti, come Monika Kuesel-Pelz, ammettono di essersi sentiti troppo scarsi all’inizio. Per cui scacchisti di professione sono stati ingaggiati per insegnare loro il gioco.

L’iniziativa ad Amburgo è partita da Bjoern Lengwenus, preside di una Hauptschule (scuola media generale) e appassionato scacchista. È stato lui a elaborare il programma di apprendimento degli scacchi chiamato “Fritz und fertig”.
I risultati sono interessanti e positivi, dice un gruppo di ricercatori dell’università di Treviri, in Renania-Palatinato, che ha studiato l’introduzione sperimentale degli scacchi a scuola in un istituto della città natale di Karl Marx. Risultato del loro lavoro: i bambini che dalla prima elementare hanno cominciato a imparare a giocare a scacchi, arrivati alla quarta si sono rivelati più bravi non solo in matematica, ma anche in grammatica tedesca o lingue.

Ma la novità degli scacchi a scuola solleva anche obiezioni. L’Unione dei matematici tedeschi non vede di buon occhio il progetto. “Perché proprio l’ora di matematica dev’essere sacrificata agli scacchi, se davvero imparare a giocare a scacchi facilita l’apprendimento in più materie?”, chiede polemico Guenter Toerner, uno dei suoi dirigenti. Eppure, da Amburgo a Treviri, fino alla tradizionalista e conservatrice Baviera, gli scacchi prendono piede tra i banchi. In Baviera spesso come materia facoltativa o “AG”, cioè gruppo di lavoro volontario scelto liberamente da studenti e insegnanti.

E i risultati sono positivi anche nel Sud tedesco. Ma anche perché, dice Markus Fuchs, responsabile dei gruppi di lavoro e delle lezioni facoltative di scacchi a Ratisbona, “se gli scacchi divenissero obbligatori rischierebbero di perdere fascino, di essere accolti come una noiosa materia tra le altre”.

A Bad Hersfeld, in Assia, nella Wilhelm-Neuhaus-Schule, gli scacchi a scuola come gruppo di lavoro complementare esistono da cinque anni. E dall’inizio dell’anno scolastico in corso sono materia complementare per tutte le prime e seconde classi. Secondo il preside i benefici sono evidenti e molteplici. I ragazzi acquistano una mente più svelta, imparano a mettere a fuoco più velocemente i problemi decisivi di ogni tema. E infine aiutano l’integrazione multiculturale: non dipende quale sia la tua madrelingua se vinci o no.
(11 maggio 2009)

Altre risorse:

The Benefits of Chess in Education. A Collection of Studies and Papers on Chess and Education. http://www.chess.ca/misc2008/benefitsofchess.pdf

http://www.susanpolgar.com/susan-polgar-foundation-benefits.html


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